Intrusione salina, una sfida che si accentua in estate: il CNR-Geo prosegue i monitoraggi lungo il continuum terra–mare della pianura costiera veneta

Ago 29, 2026 | NewsGEO

Il nuovo Istituto di Geoscienze (Geo) del CNR prosegue le attività di monitoraggio dell’intrusione salina lungo il continuum terra-mare della pianura costiera veneta, attraversata dai fiumi Brenta, Bacchiglione, Adige e Po.

Il lavoro si inserisce nel progetto SWAMrisk, finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027 (ITHR0200479), e adotta un approccio integrato che considera i fiumi e gli acquiferi costieri e marini come parti di un unico sistema idrogeologico. Questo approccio consente di comprendere i processi che regolano la distribuzione e il movimento dell’acqua salata e di sviluppare strumenti utili alla gestione sostenibile delle risorse idriche e all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Quando si parla di intrusione salina, l’attenzione si concentra generalmente sulla risalita dell’acqua di mare lungo i corsi d’acqua durante i periodi di siccità. È la manifestazione più evidente e immediatamente percepibile del fenomeno, soprattutto nei tratti prossimi alla foce, dove, in particolari condizioni idrologiche, la salinità può raggiungere valori vicini a quelli dell’acqua marina.

Le conseguenze per il settore agricolo possono essere immediate, poiché i principali fiumi della pianura costiera rappresentano importanti fonti di approvvigionamento irriguo. L’estensione del cuneo salino dipende soprattutto dalle portate fluviali: le piogge e le piene tendono a respingerlo verso la foce, mentre i periodi di magra ne favoriscono la risalita verso l’interno. La crescente frequenza e la durata delle siccità estive rendono questo fenomeno una criticità sempre più rilevante per la gestione delle risorse idriche.

L’intrusione salina, tuttavia, non riguarda soltanto i fiumi. Negli acquiferi costieri assume caratteristiche più complesse e persistenti. L’acqua marina può penetrare nel sottosuolo direttamente dal mare, dalle lagune e da altri ambienti di transizione. La presenza e la distribuzione dell’acqua salata dipendono dall’azione combinata di numerosi fattori, tra cui l’altimetria, la geologia, la permeabilità dei sedimenti, la ricarica meteorica, la bonifica idraulica, i prelievi di acqua sotterranea, la subsidenza e l’innalzamento del livello del mare.

Gli effetti possono manifestarsi anche a notevole distanza dalla costa. I profili di salinità rilevati nei pozzi mostrano infatti situazioni molto diverse: in alcuni siti l’acqua rimane dolce lungo tutta la colonna, mentre in altri la salinità aumenta con la profondità fino a raggiungere valori prossimi a quelli dell’acqua marina. Poiché il ricambio delle acque sotterranee è molto lento, la presenza di acqua salata può persistere anche quando le condizioni idrologiche superficiali tornano favorevoli.

I profili verticali di salinità evidenziano comportamenti diversi tra i sistemi superficiali e sotterranei. Nei fiumi, l’intrusione salina è un fenomeno dinamico che varia rapidamente in funzione delle portate e delle maree e tende ad attenuarsi progressivamente procedendo dalla foce verso l’entroterra. Negli acquiferi, invece, la distribuzione della salinità è molto più complessa: spesso non si osserva un gradiente regolare di diminuzione della salinità dal mare verso l’entroterra e le acque saline possono essere presenti anche a notevole distanza dalla costa e dagli ambienti lagunari, persistendo nel sottosuolo per tempi molto lunghi.

Per monitorare un sistema così complesso, SWAMrisk ha sviluppato una rete integrata che combina osservazioni delle acque superficiali e sotterranee, pozzi strumentati a diverse profondità, organizzati in supersiti per il monitoraggio continuo, e campagne periodiche di misura, condotte anche in ambiente offshore. Queste ultime sono realizzate da una squadra congiunta di operatori scientifici subacquei del CNR-Geo, sede di Padova, e del CNR-ISMAR, sede di Venezia, composta da Fabrizio Bernardi Aubry, Marta Cosma, Marco Sigovini e Luigi Tosi, con l’assistenza e il supporto alla sicurezza in superficie di Alessandro Bergamasco e Sandra Donnici.

L’integrazione di queste osservazioni migliora significativamente la comprensione del funzionamento del sistema idrogeologico lungo il continuum terra–mare e consente di seguirne l’evoluzione nel tempo.

L’innalzamento del livello del mare, la subsidenza della pianura costiera, la riduzione delle portate fluviali e la crescente frequenza dei periodi di siccità favoriscono l’avanzata dell’acqua marina sia nei fiumi sia negli acquiferi. Le attività condotte dal CNR-Geo nell’ambito di SWAMrisk contribuiscono quindi a individuare le aree più vulnerabili, a migliorare la gestione delle risorse idriche e a sostenere strategie di adattamento più efficaci per il futuro delle aree costiere.

Schema concettuale del monitoraggio integrato adottato nel progetto SWAMrisk. Il sistema combina osservazioni nei fiumi, negli acquiferi costieri e sottomarini e nell’ambiente marino, per ricostruire il funzionamento dell’intero sistema idrogeologico.

Attività di monitoraggio del progetto SWAMrisk: colture interessate dagli effetti della salinizzazione (in alto a sinistra); supersito per il monitoraggio delle acque sotterranee (in alto a destra); Sandra Donnici e Marta Cosma (CNR-Geo) durante le misure di salinità nei fiumi (in basso a sinistra) e nelle acque sotterranee (in basso a destra).

Luigi Tosi e Marta Cosma (CNR-Geo) durante le operazioni di monitoraggio dell’acquifero sottomarino.

A destra: Sandra Donici e Luca Zaggia (CNR-Geo) durante le misurazioni di radon e metano nell’acquifero sottomarino. A sinistra: la strumentazione.

Profili verticali di salinità rilevati a luglio 2026 nei fiumi e nelle acque sotterranee presso siti osservativi a diverse distanze dal mare.