Cartografie liquide. Ecologia nello sguardo femminile: dove il mare diventa scrittura e memoria
La mostra Cartografie liquide, inserita come segmento artistico nell’ambito della giornata CNR “Conoscere per Proteggere” presso il Padiglione Italia dell’Expo di Osaka del 19 settembre 2025, presenta una proiezione corale di sei video realizzati da Elena Bellantoni, Elena Mazzi, Pamela Pintus e Mariagrazia Pontorno. Le opere, raccolte in un’unica grande proiezione, compongono un mosaico fluido di visioni, in cui il paesaggio – naturale, marino, urbano – viene attraversato e riscritto attraverso lo sguardo delle artiste.
La mostra riunisce le voci delle quattro artiste che, attraverso linguaggi diversi, esplorano il concetto di paesaggio come luogo vivo, attraversato da tensioni storiche, politiche e intime interrogando anche questioni ecologiche.
Il mare nelle sue diverse forme è il punto di partenza e di ritorno: elemento vitale e inquieto, matrice di storie e memorie collettive, ma anche laboratorio di trasformazioni. Nel dialogo tra le immagini, la dimensione poetica dell’arte incontra la ricerca scientifica, che si manifesta come indagine sui processi della natura, sulle sue fragilità ecologiche e sulla sua capacità di rigenerarsi. Il mare, elemento simbolico e reale, diventa filo conduttore e orizzonte di senso: spazio di memoria e di viaggi, ma anche soglia di conflitti e di trasformazioni. Le opere in mostra ne indagano le molteplici stratificazioni, restituendo la complessità di un ambiente che non è solo sfondo naturale, ma corpo e materia che ci interroga.
Le artiste propongono uno sguardo plurale e femminile sul paesaggio, che non si limita alla contemplazione estetica, ma si fa gesto critico, atto politico e ricerca poetica.
Le artiste tracciano una cartografia sensibile, in cui i confini tra umano e non-umano, reale e immaginato, conoscenza empirica e intuizione creativa, si dissolvono. Il paesaggio non appare come semplice scenario, ma come organismo vivo che respira, si trasforma e ci interpella.
Attraverso la grande proiezione dei video in sequenza uno dietro l’altro, lo spettatore è immerso in un continuum visivo e sonoro che invita a ripensare il rapporto con l’ambiente, a cogliere la sua complessità e a riscrivere, insieme, nuove narrazioni del presente e del futuro.
Le Artiste e le loro Opere
Elena Bellantoni
Biografia
Elena Bellantoni (1975) è un’artista visiva e docente presso l’ABA di Roma e la NABA di Roma. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea, ha studiato a Parigi e Londra, conseguendo nel 2007 un Master in Visual Art presso la University of the Arts di Londra. Sempre nel 2007 ha co-fondato a Londra la Platform Translation Group e nel 2008 ha aperto a Berlino lo spazio indipendente per progetti d’arte 91mQ. La sua ricerca artistica si concentra sui concetti di identità e alterità – esplorando territori e comunità – utilizzando corpo e linguaggio come strumenti di interazione. I dispositivi esplorativi adottati dall’artista spaziano dal video alla fotografia, dalle installazioni alle sculture e al disegno.
Nel 2023 è stata scelta e nominata Miglior Artista Italiana dell’Anno dalla rivista di arte contemporanea Artribune. Nel 2024 Bellantoni è stata selezionata tra gli artisti finalisti del Mario Merz Prize presso la Fondazione Merz di Torino. Nel 2023 ha inaugurato la sfilata Dior primavera-estate 2024 con l’installazione NOT HER ai Giardini delle Tuileries di Parigi.
Tra premi e residenze, nel 2020 ha vinto l’ArtTeam Cup Award; nel 2018 il premio Nctm e l’Arte Studio Legale con residenze a Belgrado, Atene e Istanbul; nel 2017 ha partecipato a The Subtle Urgencies alla Fondazione Pistoletto e ad ArtHouse Italia/Albania; nel 2016 è stata selezionata da Soma Mexico per una residenza a Città del Messico; nel 2009 ha partecipato a As long as I’m walking, residenza con Francis Alÿs e Cuauthémoc Medina, a cura di 98weeks a Beirut. Nel 2018 è stata tra gli artisti vincitori della IV edizione dell’Italian Council del MiBACT; nel 2019 ha presentato il libro del suo progetto al MAXXI di Roma con un focus sulla sua produzione video. Sempre nel 2018 è stata selezionata per gli eventi collaterali di Manifesta 12 a Palermo. Nel 2014 ha vinto il Premio Speciale Repubblica.it al Talent Prize; nel 2012, con In Other Words, the Black Market of Translation – Negotiating Contemporary Cultures, ha vinto il concorso della NGBK di Berlino con una mostra al Kunstraum Kreuzberg Bethanien. Nel 2009 ha ricevuto il Movin’up Worldwide del GAI (Giovani Artisti Italiani) della Presidenza del Consiglio dei Ministri per una residenza a Santiago del Cile; nel 2006 ha vinto il Tempelhof-Schöneberg Kunstpreis a Berlino.
Tra le mostre: The Great Italian Vision. Farnesina Collection, The Arts House of the Old Parliament, Singapore, Tokyo, New York 2023; Invisible (in)visible Stories between Heaven and Earth, Reial Cercle Artistic, Barcellona 2023; Se ci fosse luce sarebbe bellissimo Fondazione Dino Zoli, Forlì 2023; Imperfetto mare, CUBO e Torre Unipol, Bologna 2022; Wandering Words: Tomaso Binga and Elena Bellantoni, Residenza dell’Ambasciatore, Berna, Svizzera 2022; La video arte rende felici/ video art in Italy, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2022; In-finito, Istituto Italiano di Cultura di Madrid, 2022; Performative 0.1, MAXXI L’Aquila, 2021; Farnesina Collection, an open window on Contemporary Art, Istituto Italiano di Cultura, Parigi 2020; Les paralleles du sud, Manifesta13, Marsiglia 2020; You got to burn to shine, La Galleria Nazionale Roma 2019; Elena Bellantoni VideoGallery, MAXXI Roma 2019; Analogue Eye Harboured, Città del Capo 2018; The Picture Club, in “Across the Board: parts of Whole”, American Academy in Rome, Roma 2016.
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, tra cui il Ministero degli Affari Esteri – La Farnesina, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione Filiberto Menna e la collezione della Fondazione Pietro e Alberto Rossini.
I suoi video sono inclusi nell’archivio Italian Area Contemporary curato da Viafarini a Milano.
Tra le monografie: Parole Passeggere: la pratica artistica come semantica dell’esistenza, Castelvecchi 2023; Elena Bellantoni, On the breadline, Quodlibet 2019; Elena Bellantoni, un incontro invisibile con il pubblico, Postmedia Books, 2018.
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Elena Bellantoni (1975) visual artist and professor at ABA Roma, and NABA in Rome. Graduated in Contemporary Art History, she studied in Paris and London, earning an MA in Visual Art from the University Art of London in 2007. In 2007, she co-founded the Platform Translation Group in London, and in 2008, she opened the 91mQ art project space in Berlin. Her artistic research focuses on the concepts of identity and otherness – exploring territories and communities – employing the body and language as a tool of interaction. The exploratory devices that the artist uses range from video to photography, installations, sculptures, and drawing.
In 2023, she was as chosen and appointed as the Best Italian Artist of the Year by the contemporary art magazine Artribune. In 2024, Bellantoni was selected among the finalist artists of the Mario Merz Prize at Fondazione Merz in Turin. Bellantoni opened the Dior spring-summer 2024 fashion show with the NOT HER installation at the Tuileries Gardens in Paris in 2023. Among the awards and residencies she has received, in 2020 she won the ArtTeam Cup Award; in 2018, she won the Nctm and the Arte Studio Legale prize with residencies in Belgrade, Athens, and Istanbul; in 2017, she participated in The Subtle Urgencies at the Pistoletto Foundation and the ArtHouse, Italy/Albania; in 2016, she was selected by Soma Mexico for a residency in Mexico City; in 2009, she participated in As long as I’m walking, a residency with Francis Alÿs and Cuauthémoc Medina, curated by 98weeks, in Beirut. In 2018, she was among the winning artists of the IV edition of the Italian Council of the MIBACT; in 2019, she presented the book of her project at the MAXXI in Rome with a focus on her video production. In 2018, she was selected for the Collateral events of Manifesta12 in Palermo. In 2014, she won the special Repubblica.it Prize at the Talent Prize; in 2012, with In Other Words, the Black Market of Translation – Negotiating Contemporary Cultures, she won the NGBK competition in Berlin with an exhibition at the Kunstraum Kreuzberg Bethanien. In 2009, she won the Movin’up Worldwide from the GAI (Giovani Artisti Italiani) of the Italian Prime Minister’s Office for a residency in Santiago, Chile; in 2006, she won the Tempelhof-Schöneberg Kunstpreis in Berlin.
Among her exhibitions: The Great Italian Vision. Farnesina Collection, The Arts House of the Old Parliament, Singapore, Tokyo, New York 2023; Invisible (in)visible Stories between Heaven and Earth, Reial Cercle Artistic, Barcelona 2023; If there were light it would be beautiful, Dino Zoli Foundation, Forlì 2023; Imperfect Sea, CUBO and Unipol Tower, Bologna 2022; Wandering Words: Tomaso Binga and Elena Bellantoni, Ambassador’s Residence, Bern, Switzerland 2022; Video makes you happy / video art in Italy, Palazzo delle Esposizioni 2022, Rome; In-finito, Italian Cultural Institute in Madrid, 2022; Performative 0.1, MAXXI L’Aquila, 2021; Farnesina Collection, an open window on Contemporary Art, Italian Cultural Institute, Paris, 2020; Les paralleles du sud Manifesta13, Marseille, 2020; You got to burn to shine La Galleria Nazionale Roma 2019; Elena Bellantoni VideoGallery, MAXXI, Rome 2019; Analogue Eye Harboured, Cape Town 2018; The Picture Club, in “Across the Board: parts of Whole”, American Academy in Rome, Rome 2016.
Her works are present in public and private collections, including the Ministry of Foreign Affairs La Farnesina, the Central Institute for Graphics, the Filiberto Menna Foundation, and the Pietro and Alberto Rossini Foundation collection.
Her video works are included in the Italian Area Contemporary Archive curated by Viafarini in Milan.
Among her monographs: Parole Passeggere: artistic practice as the semantics of existence, Castelvecchi 2023; Elena Bellantoni, On the breadline Quodlibet 2019; Elena Bellantoni an invisible match with the public, Postmedia Books, 2018.
Instagram: ele.bellantoni_studio
Sinossi: CORPOMORTO
CORPOMORTO
un video di Elena Bellantoni
2020
video FULL HD 10’12”
CORPOMORTO l’artista ha pensato di scegliere la prospettiva dal mare per “buttare” un ancoraggio, gettare l’ancora o un corpo morto implica sia uno sforzo fisico che simbolico ovvero quello del gettarsi.
Buttare, lanciare… sono tutti sinonimi che sottolineano questa dimensione del coraggio di immergersi ed attraversare il mare. In questa tensione, in questo gioco-forza nasce Corpomorto.
Bellantoni decide di lavorare sul concetto di corpo morto – parola presa in prestito dal linguaggio marinaresco – producendo delle lettere galleggianti in polistirene espanso che diventano dei punti di ancoraggio per i corpi morti in cemento gettati in fondo al mare nella baia vicino al porto di Tricase, in Puglia.
L’artista ricerca gli aspetti linguistici di questi elementi marinari: la parola corpo-morto che evidenzia con il peso del cemento la presenza di molti corpi morti nei nostri mari, la parola an-coraggio sottolinea l’azione di buttarsi, il coraggio di avvicinarsi ed attraccare per raggiungere la terra ferma.
Il linguaggio diventa un salvagente un luogo su cui potersi appoggiare, tutte le lettere – che butto in acqua attraverso un’azione performativa – sono di colore arancio intenso lo stesso dei giacchetti di salvataggio usati in mare. I corpi morti, in fondo al mare, riportano come un riflesso la stessa scritta che affiora a pelo d’acqua: ancora corpo morto tra cielo e terra coraggio, da questo gioco di parole emerge un monito di natura poetica-politica che arriva da lontano.
Appare in questo processo di scrittura, letteralmente, il rapporto tra il corpo, che diventa traccia, e la parola. La poesia visiva – usata da molte artiste dagli anni 70 – diventa performante. La poesia e la performance hanno un linguaggio molto simile, lavorano su una narrazione asciutta efficace che fluisce per immagini. Il corpo scrive e incide lo spazio, afferma l’artista, diventa segno e forma allo stesso tempo.
Echeggia qui la visione fenomenologica del mondo e del saper vedere attraverso le cose del filosofo francese Merleau-Ponty, che nell’estate del 1960 all’età di 52 anni scrive il suo ultimo saggio prima di morire L’occhio e lo spirito. Nelle sue pagine dense e suggestive il filosofo si sofferma, in un punto, sulle piastrelle sul fondo di una piscina: “quando vedo attraverso lo spessore dell’acqua le piastrelle sul fondo della piscina, non vedo malgrado l’acqua ed i riflessi, le vedo proprio attraverso essi, mediante essi”. Attraverso l’acqua la carne del mondo emerge, la visione prende forma e come in una relazione chiasmatica tra cielo e terra, il corpo morto reclama il suo essere al mondo tramite la forma del linguaggio.
Elena Bellantoni lavora per immersione, in questo caso, con CORPOMORTO l’immersione avviene anche in senso letterale buttandosi in mare per costruire la sua azione. Il gettarsi fa emerge un aspetto importante sia della sua pratica artistica che del ruolo dell’artista oggi: attraverso il suo agire Bellantoni dichiara apertamente lo “shock” di questa gettatezza (il desein heideggeriano, per intenderci), manifestando esplicitamente – attraverso il suo processo di lavoro – questa discrepanza fra il mondo interno ed il reale.
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CORPOMORTO
a video by Elena Bellantoni
2020
video FULL HD 10’12”
CORPOMORTO – the artist chose to take the perspective of the sea in order to “throw” an anchorage. Dropping an anchor or a corpo morto (deadweight anchor) implies both a physical and symbolic effort, that of throwing oneself in.
To throw, to cast… all are synonyms that highlight this dimension of courage: to dive in and to cross the sea. Out of this tension, this play of force, Corpomorto is born.
Bellantoni works on the concept of the corpo morto —a term borrowed from maritime language—by producing floating letters made of expanded polystyrene, which become anchoring points for the concrete deadweights sunk to the seabed in the bay near the port of Tricase, in Puglia.
The artist investigates the linguistic aspects of these seafaring elements: the word corpo-morto, which, with the weight of concrete, evokes the presence of many dead bodies in our seas; the word an-coraggio (a play on “anchor” and “courage”), which underscores the action of throwing oneself, the courage to approach and dock in order to reach solid ground.
Language becomes a life buoy, a place to cling to. All the letters—thrown into the water through a performative act—are painted in bright orange, the very same as the life jackets used at sea. On the seabed, the deadweights reflect the same inscription that floats just above the surface: ancora corpo morto tra cielo e terra coraggio (still/deadweight body between sky and earth courage). From this play on words emerges a poetic-political warning that arrives from afar.
In this process of writing, quite literally, the relationship between the body—as trace—and the word appears. Visual poetry—widely practiced by many women artists since the 1970s—becomes performative. Poetry and performance share a similar language: both work through a stark, effective narration that flows in images. “The body writes and engraves space,” the artist states; it becomes sign and form at once.
Here echoes the phenomenological vision of the world, of seeing through things, articulated by French philosopher Maurice Merleau-Ponty, who in the summer of 1960, at the age of 52, wrote his last essay before his death, Eye and Mind. In those dense, evocative pages, the philosopher pauses at one point to reflect on the tiles at the bottom of a swimming pool: “When I see through the thickness of water the tiles at the bottom of the pool, I do not see them in spite of the water and the reflections, I see them precisely through them, by means of them.” Through the water, the flesh of the world emerges, vision takes shape; and in a chiasmic relation between sky and earth, the corpo morto asserts its being-in-the-world through the form of language.
Elena Bellantoni works by immersion. In the case of CORPOMORTO, immersion happens also in the literal sense, as she throws herself into the sea to build her action. This act of throwing brings forth an important aspect of both her artistic practice and the role of the artist today: through her actions, Bellantoni openly declares the “shock” of this thrownness (the Heideggerian Dasein, so to speak), manifesting—through her working process—the discrepancy between the inner world and reality.
Sinossi: Ho annegato il mare
Ho annegato il mare
un video di
Elena Bellantoni
HO ANNEGATO IL MARE (2018) è un progetto di ricerca di Elena Bellantoni, l’artista si è interrogata molto sul cosiddetto “sacco di Palermo” nato con la giunta Ciancimino e Salvo Lima; e, a partire da quegli anni, Bellantoni ha cercato di leggere il territorio, il suo tessuto sociale, e di vedere le cicatrici su cui oggi poggia la città di Palermo. La Torretta che l’artista ha voluto costruire è una “chiave” per decifrare questa città, per capirla. L’artista si è quindi confrontata sul mare e sull’inquinamento delle sue acque causato dalla speculazione edilizia, che dagli anni Settanta ha devastato le nostre coste.
La Torretta somiglia molto a una torre di salvataggio, una di quelle che troviamo sulle nostre spiagge; chi ci sale sopra è pronto a difendere e a custodire, attraverso lo sguardo, l’Altro.
La struttura è un dispositivo d’incontro che mette in relazione lo sguardo, la città, il mare, la memoria con la mia azione di natura partecipativa. La sua altezza di 2 metri e 80 centimetri è funzionale alla vista del mare negato dal cemento, è dotata di ruote, è quindi mobile, attraversa il paesaggio, lo scrive e lo segna con il suo procedere. Bellantoni l’ha trascinata per un giorno intero seguendo la linea dell’orizzonte, ed invitando chiunque volesse salire a un confronto con me sul mare negato-annegato.
La torre nel gioco degli scacchi ha un ruolo particolare: difende il re ed effettua l’unica mossa che coinvolge nello stesso momento due pezzi presenti sulla scacchiera. Pensando a questa funzione, non possiamo non citare Pio La Torre, sindacalista illuminato collaboratore di Berlinguer che propose il reato di associazione mafiosa che prevedeva il sequestro e la confisca dei beni immobili. Nel 1976 La Torre fu componente della Commissione Parlamentare Antimafia che accusava duramente Vito Ciancimino, Salvo Lima e Giovanni Gioia di avere rapporti con la mafia. Alle 9:20 del 30 aprile del 1982 Pio La Torre, insieme a Rosario Di Salvo, venne assassinato.
Chi decide di salire sulla Torretta acquisisce un punto di vista altro-alto che si materializza attraverso la visione del mare.
Il linguaggio viene simbolicamente gettato e affidato al mare che raccoglie il flusso dei pensieri che vengono a galla.
Il video è stato prodotto per Manifesta12 Palermo Collaterals, in collaborazione con l’Eco Museo Urbano Mare Memoria Viva, Palermo. La voce narrante del video è di Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo Borsellino ucciso nell’esate del 1992 da Cosa Nostra.
Ho annegato il mare,
2018
Video full HD, black and white,
19’20”
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I DROWNED THE SEA
a video by
Elena Bellantoni
I DROWNED THE SEA (2018) is a research project by Elena Bellantoni. The artist deeply reflected on the so-called “sacco di Palermo” (the “rape of Palermo”), which began under the municipal administration of Vito Ciancimino and Salvo Lima. Starting from those years, Bellantoni has sought to read the territory, its social fabric, and to trace the scars on which the city of Palermo still rests today. The small tower (Torretta) the artist chose to construct becomes a “key” to decipher and understand this city.
The artist confronted the sea and the pollution of its waters caused by the real-estate speculation that, since the 1970s, has devastated Italy’s coasts.
The Torretta strongly resembles a lifeguard tower such as those found on beaches; whoever climbs it is ready to defend and safeguard the Other, through the act of looking. The structure acts as a device of encounter, linking gaze, city, sea, memory, and the artist’s participatory action. Its height of 2.80 meters makes it possible to see the sea denied by cement. It is mounted on wheels and thus mobile: it traverses the landscape, inscribing and marking it through its movement. Bellantoni dragged it for an entire day, following the horizon line, inviting anyone who wished to climb up and engage in dialogue with her on the denied—drowned—sea.
In the game of chess, the rook (torre) has a particular role: it defends the king and makes the only move involving two pieces at once. Reflecting on this function, one cannot but recall Pio La Torre, the enlightened trade unionist and collaborator of Enrico Berlinguer, who first proposed making mafia association a crime punishable by the seizure and confiscation of property. In 1976 La Torre served on the Parliamentary Anti-Mafia Commission, which harshly accused Vito Ciancimino, Salvo Lima, and Giovanni Gioia of collusion with the mafia. At 9:20 on April 30, 1982, Pio La Torre was assassinated together with Rosario Di Salvo.
Those who decide to climb the Torretta gain another—higher—point of view, materialized through the vision of the sea. Language is symbolically cast and entrusted to the sea, which gathers the flow of thoughts rising to the surface.
The video was produced for Manifesta12 Palermo Collaterals, in collaboration with the Eco Museo Urbano Mare Memoria Viva, Palermo. The narration is by Fiammetta Borsellino, daughter of judge Paolo Borsellino, killed by Cosa Nostra/Mafia in the summer of 1992.
I Drowned the Sea
2018
Full HD video, black and white,
19’20”
Guarda: CORPOMORTO
Guarda: Ho annegato il mare
Elena Mazzi
Biografia
Elena Mazzi (1984) è un’artista visiva, e nella sua pratica artistica si focalizza sull’analisi di specifici contesti geografici e socio-politici.
La sua poetica si occupa del rapporto tra l’essere umano e l’ambiente in cui vive e con cui si relaziona ogni giorno. Questa analisi, che spesso segue un approccio antropologico, indaga e documenta un’identità che è allo stesso tempo personale e collettiva, e dà luogo a forme di scambio e trasformazione.
Ha studiato Storia dell’Arte (Siena), Arti Visive (IUAV, Venezia) e Belle Arti (Royal Institute of Art, Stoccolma).
Attualmente è dottoranda presso Villa Arson e l’Université Côte d’Azur, Nizza.
I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo. Ha frequentato diversi programmi di residenza, ed è vincitrice di vari premi. Dal 2015 conduce laboratori per giovani artist*, insegnant*, ragazz* e bambin* in collaborazione con Istituzioni, Scuole, Accademie.
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Elena Mazzi (1984) is a visual artist, working with specific geographical and socio-political contexts.
Her poetics deals with the relationship between human beings and the environment in which he/she lives and with which he/she must reckon on a daily basis. This analysis, which often
follows an anthropological approach, investigates and documents an identity which is at the same time personal and collective, and gives rise to forms of exchange and transformation.
She studied History of Art (Siena), Visual Arts (IUAV, Venice) and Fine Arts (Royal Institute of Art, Stockholm).
She is currently a PhD candidate at Villa Arson and Université Côte d’Azur, Nice.
Her works have been displayed in many solo and collective exhibitions all over the world. She attended several residency programs, and she is the winner of various art prizes. In 2015 she started to lead workshops for young artists, teachers and the general public in collaboration with Institutions, Schools, Academies.
Sinossi: Encounters
Encounters
HD video, 5’30”, color, sound
2021
The video Encounters is the last part of a cycle created following my first experience in Iceland in 2018 and it reflects on the need to recover a lost balance between the biorhythm of the human being and the natural course of the animal and plant environment.
This reflection originates from a very personal event happened few years ago. Following a tragic accident I had while diving into the sea from a cliff, the diagnosis of the rupture of some vertebrae forced me to a period of sedentary lifestyle. To find harmony between body and landscape, I decided to take a trip to a fjord in Iceland. In 2021 I returned to these lands in full Italian lockdown. The video brings to light this reality where human beings and nature coexist peacefully, as demonstrated by the natural pools in the local spas. In every small town in Iceland is always present a spa system consisting of several pools at different temperatures. In other cases, the pools are natural, and are fed with hot water from geothermal sources. On my first trip I went there almost every day for rehabilitation, and while I was exploring the different pools I cataloged their shapes and planimetric structures with unusual, abstract and in some cases almost anthropomorphic shapes, translating them into silk-screen prints on pool tables.
Here I discovered the Seljavallalaug swimming pool, built by ‘carving’ a mountain in the 1920s by an inhabitant of the nearby town to teach his fellow citizens to swim, following numerous accidents on nearby coasts (in those years it was not mandatory being able to swim in Iceland, a country that bases its economy mainly on shing). I found the shape of this pool and the history connected to it of extreme symbolic importance, both at the landscape level (it ts with extreme harmony in the landscape without being invasive), and at the social level, for the strong values of solidarity connected to it.
The personal need to find a harmony between the body and the landscape has given rise to a project with a collective and sociological aspects as it aims to address binding issues such as the ecosystem, the possible ways (constructive or destructive) of relating to it, the origins of the world, the approaching of its end due to anti-ecological operations, and possible solutions to this situation.
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Il video Encounters è l’ultima parte di un ciclo realizzato a seguito della mia prima esperienza in Islanda nel 2018 e riflette sulla necessità di recuperare un equilibrio ormai perduto tra il bioritmo dell’uomo e il naturale andamento del regno animale e vegetale.
Tale riflessione trae origine da un fatto per me strettamente personale, ma tradotto in strumento per indurre una riflessione corale sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro dell’umanità e del luogo da essa abitato.
A seguito di un tragico incidente avuto tuffandomi in mare da una scogliera, la diagnosi della rottura di alcune vertebre mi ha costretto a un periodo di sedentarietà. Per ritrovare una sintonia tra corpo e paesaggio, ho deciso di compiere un viaggio in un fiordo dell’Islanda. Nel 2021 faccio ritorno in queste terre in pieno lockdown italiano.
Il video porta in luce questa realtà dove essere umano e natura convivono pacificamente, come dimostrano le piscine naturali presenti negli impianti termali locali. In ogni paesino d’Islanda è sempre presente un impianto termale composto da più piscine a diversa temperatura. In altri casi, le piscine sono naturali, e si alimentano con acqua calda proveniente da fonti geotermiche. Nel primo viaggio mi ci sono recata quasi ogni giorno per la riabilitazione, e mentre esploravo le diverse piscine ne catalogavo le forme e le strutture planimetriche dalle forme inusuali, astratte e in alcuni casi quasi antropomorfe, traducendole in serigrafie.
Qui ho scoperto la piscina di Seljavallalaug, costruita ‘intagliando’ una montagna negli anni ’20 del Novecento da un abitante del vicino paese per insegnare ai suoi concittadini a nuotare, in seguito a numerosi incidenti avvenuti sulle coste vicine (in quegli anni non era obbligatorio saper nuotare in Islanda, un paese che basa la sua economia prevalentemente sulla pesca). Ho trovato la forma di questa piscina e la storia ad essa collegata di estrema rilevanza simbolica, sia a livello paesaggistico (si inserisce con estrema armonia nel paesaggio senza essere invasiva), sia a livello sociale, per i forti valori di solidarietà ad essa connessi.
La necessità personale di ritrovare una sintonia tra corpo e paesaggio ha dato avvio a un progetto dal taglio collettivo e sociologico poiché teso ad affrontare cogenti tematiche come l’ecosistema, le possibili modalità (costruttive o distruttive) di relazionarsi con esso, le origini del mondo, l’avvicinarsi della sua fine a causa di operazioni anti-ecologiche, e le eventuali soluzioni a tale situazione.
Sinossi: The upcoming Polar Silk Road
The upcoming Polar Silk Road
video HD, color, sound, 9’45’’
2021
The upcoming Polar Silk Road intends to analyze the complex intertwining between economy, geopolitics, ecology and mobility within the Arctic regions mostly affected by the infrastructural, economic and political transformations linked to the Polar Silk Road, in particular Iceland.
This axis, which will connect Europe, Russia and China by opening a “Northern Route”, will be an alternative to the traditional maritime ones and will exploit the subsoil of the Arctic seas which contain 20% of all the planet’s reserves, including oil, gas, uranium, gold, platinum and zinc.
The work consists of a video documenting some key places of this transition, such as the possible new port of Finnafjörður in the north-east of the island and the nearby CIAO Institute, the new meteorological-astronomical observatory founded to cement the agreement between China and Iceland, countries that are now protagonists in the process of defining the new trade route in the Arctic. The work is divided into a series of interviews with figures who contributed to the design of these places, local politicians, researchers, fishermen and farmers. The interviews were reshaped in a text accompanying the video images, adding an additional level of reading, halfway between fiction and reality.
In addition to the video work, I made a series of mixed-media collages which, starting from ancient maps, define the new geopolitical and economic spaces in the Arctic regions.
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The upcoming Polar Silk Road analizza il complesso intreccio tra economia, geopolitica, ecologia e mobilità all’interno delle regioni artiche maggiormente interessate dalle trasformazioni infrastrutturali e politiche legate alla Via Polare della Seta, con particolare attenzione all’Islanda.
Questo asse, che connetterà Europa, Russia e Cina, si svilupperà in quanto “rotta del nord” alternativa rispetto a quelle marittime tradizionali, sfruttando il sottosuolo dei mari artici, che contengono il 20% delle risorse globali pianeta, tra cui petrolio, gas, uranio, oro, platino e zinco.
L’opera consta di un video che documenta una serie di luoghi cardine di questa transizione, come ad esempio l’eventuale nuovo porto di Finnafjörður, nel nord-est dell’Islanda, e il vicino Istituto CIAO, il nuovo osservatorio meteorologico-astronomico fondato per cementare l’accordo tra Cina e Islanda, paesi oggi protagonisti nel processo di definizione della nuova rotta commerciale nell’Artico. L’opera si articola attraverso una serie di interviste a figure che hanno contribuito alla progettazione di tali luoghi, fra cui politici locali, ricercatori, pescatori e allevatori. Le interviste sono state rimodellate in un testo che accompagna le immagini, aggiungendo un ulteriore livello di lettura a metà tra finzione e realtà.
Oltre all’opera video, ho realizzato dei collage in tecnica mista che, partendo da antiche mappe, definiscono i nuovi spazi geopolitici ed economici nelle regioni artiche.
Work produced by the public notice Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere – Over 35 Section (MAECI- DGSP/MiC-DGCC, 2020)
Guarda: ENCOUNTERS
Guarda: The upcoming Polar Silk Road
Mariagrazia Pontorno
Biografia
Mariagrazia Pontorno è nata a Catania nel 1978. Vive e lavora a Roma. È titolare della cattedra di Progettazione Multimediale presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Il suo lavoro è stato esposto in musei italiani e internazionali tra cui: Palais de Tokyo, Parigi; CCCC, Valencia; Palazzo della Permanente, Milano; MACRO, Roma; Biedermann Museum, Donaueschingen; MAXXI, Roma; Stadtgalerie, Kiel; MLAC, Roma; Museo di Castel S.Elmo, Napoli; Art Center, Thessaloniki; Museo RISO, Palermo. E in gallerie private e spazi no profit come: Monitor, Roma; ISCP, New York; HSF, New York; Loop Barcelona; Murat 122, Bari; Passaggi, Pisa; Casa Musumeci Greco, Roma; Fondazione Noesi, Martina Franca.
Hanno curato e scritto del suo lavoro
Alberto Abruzzese, Valentina Tanni, Christian Caliandro, Raffaele Bedarida, Elena Giulia
Abbiatici, Marzio Pieri, Alessandra Troncone, Elena Giulia Rossi, Silvia Bordini, Ilaria Gianni, Ilaria Mariotti, Maria Alicata, Silvana Vassallo, Santa Nastro, Ester Coen, Maria Vinella, Francesca Gallo, Manuela Pacella, Simonetta Lux, Helga Marsala, Cristiana Perrella, Carlo Bordini, Antonella Sbrilli, Daniela Lancioni, Daniela Trincia.
Award e Shortlists
2022 Premio Michetti, Francavilla a Mare 2021 Re:Humanism, MAXXI 2018 Le Radici Auree, Arte sui Cammini call by Regione Lazio 2018 XVI Premio Cairo, Palazzo della Permanente, Milano 2012/13 Premio VAF, Fondazione Feierabend-Stiftung 2012 Un’opera per il castello, Museo di Castel S.Elmo, Napoli 2011 Rinascenze, archivio S.A.C.S /La Rinascente, Vetrine department store La Rinascente/Museo RISO, Palermo 2011 III Festival del cinema giovanile e indipendente, CIAC, Genazzano 2009 SerrOne, Biennale Giovani Monza, 2005 MapXXL, Ars Electronica, Linz 2005 XII Biennale dei giovani artisti d’Europa e del Mediterraneo, Museo di Castel S.Elmo, Napoli.
Sinossi: Nobilis Golden Moon
Nobilis Golden Moon è un film a cavallo tra due pandemie e due lune piene. Un documentario sul rapporto tra pensiero scientifico e pensiero magico, raccontato attraverso la Pinna Nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo. La Pinna Nobilis, detta anche “Sentinella del Mediterraneo”, supera il metro di altezza ed è a rischio di scomparsa a causa di una pandemia. La narrazione stabilisce un parallelismo tra l’attuale emergenza che tutto il mondo stava vivendo nel 2020 a causa del Covid-19 e quella del Mediterraneo e della Pinna Nobilis.
Nobilis Golden Moon è un reportage personale e parzialmente autobiografico, girato a cavallo delle lune piene di luglio e agosto 2020, a Valencia (Spagna) e a Sant’antioco (Sardegna-Italia). In questi due luoghi, al chiaro di luna, Mariagrazia (regista/narratrice) apprende il punto di vista scientifico ed esoterico sulla Pinna Nobilis, e molto altro ancora….
Full Moon_1 / 5 Luglio
L’indagine parte proprio dalla città di Valencia, dove Jose Tena e Jose Rafael Garcia March stanno seguendo il progetto LIFE PINNARCA a sostegno di Pinna Nobilis. Qui gli esemplari di Pinna Nobilis sono stati isolati in vasche per garantirne la sopravvivenza mentre scienziati di tutta Europa lavorano per salvarli.
Full Moon_2 / 3 Agosto
La narrazione continua a San’Antioco, in Sardegna, dove vive Chiara Vigo, la cosiddetta “ultima sacerdotessa” del
bisso. Proveniente da una famiglia ebrea fuggita dalla Spagna, l’approccio della donna alla Pinna Nobilis è rivestito da un’aura sacra ed esoterica, piena di rispetto per il mollusco.
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Nobilis Golden Moon Credits
Regia
Mariagrazia Pontorno
Produzione
Acqua Foundation
Maritima01
Cast
Chiara Vigo
Jose Tena
Jose Rafael Garcia March
Fotografia
Marisa Vallone
Davide Eustacchi
Montaggio
Mariagrazia Pontorno
VFX e 3d animation
Giacomo Gemmiti
Musiche
Vanishing Twin
Felipe Ayres
Scott Metoyer
Traduzioni
Eva Baistero Bartolì
Achille Pinna
Guarda: NOBILIS GOLDEN MOON
Pamela Pintus
Biografia
Pamela Pintus è un’artista visiva e docente di discipline grafiche e pittoriche.
Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma dove si laurea con lode in Pittura nel 2008 ed in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo nel 2011. Interessata ad analizzare il paesaggio nel suo noema, assume l’esperienza sensibile e la memoria come fondanti, incentrando il suo lavoro principalmente sulle forme della traccia che si fa segno e si fa linguaggio in molti suoi lavori. Le sue opere spaziano dalla pittura al disegno, dalla sperimentazione con materiali ricercati come la carta fatta a mano, fino al video e all’installazione. Ha partecipato a residenze artistiche sia in Italia che all’estero e le sue opere sono state esposte in Istituzioni pubbliche e private, sia in Italia che all’estero tra cui il Museo Site Oud Sint-Jan a Bruges, Belgio; la Galleria Verein Berliner Künstler a Berlino, Germania; il Parque Cultural a Valparaiso, Cile; la Galéria Slovenského Rozhlasu a Bratislava, Slovacchia; l’IIC a Santiago, Cile; il Museo Opera Duomo a Milano, Italia; l’Arsenale a Venezia, Italia; il Museo Macro Testaccio a Roma, Italia; l’Ambasciata Cilena a Roma, Italia.
Nel 2018 fonda con Lulù Nuti il duo LU.PA, un’identità artistica che opera principalmente attraverso la performance e la multimedialità, con cui ha presentato progetti in Istituzioni pubbliche e private tra cui il Musée Zadkine di Parigi; GAM Galleria d’Arte Moderna di Roma; Palazzo Farnese Ambasciata di Francia in Roma; FOROF Roma; e in summit internazionali come Maker Faire European Edition sezione Arte e European Innovation for Sustainability Summit promosso da EIIS – European Institute of Innovation for Sustainability.
Attualmente vive e lavora a Roma.
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Pamela Pintus is a visual artist and teacher of graphic and painting disciplines.
She trained at the Academy of Fine Arts in Rome, where she graduated with honors in Painting in 2008 and obtained a Master degree in Visual Arts and Performing Arts in 2011. Interested in analyzing the landscape in its noema, she considers sensitive experience and memory as fundamental, focusing her work mainly on the forms of trace that become marks and language in many of her pieces. Her works range from painting to drawing, from experimenting with materials such as handmade paper to video and installation. She has participated in artist residencies both in Italy and abroad, and her works have been exhibited in public and private Institutions, both in Italy and internationally, including the Site Oud Sint-Jan Museum in Bruges, Belgium; the Verein Berliner Künstler Gallery in Berlin, Germany; the Parque Cultural in Valparaiso, Chile; the Slovenského Rozhlasu Gallery in Bratislava, Slovakia; the IIC in Santiago, Chile; the Museo Opera Duomo in Milan, Italy; the Arsenale in Venice, Italy; the Museo Macro Testaccio in Rome, Italy; and the Chilean Embassy in Rome, Italy.
In 2018, she founded the duo LU.PA with Lulù Nuti, an artistic identity that operates mainly through performance and multimedia, with which she has presented projects in public and private Institutions including the Musée Zadkine in Paris; GAM Modern Art Gallery in Rome; Palazzo Farnese French Embassy in Rome; FOROF Rome; and at international summits such as Maker Faire European Edition Art section and European Innovation for Sustainability Summit promoted by EIIS – European Institute of Innovation for Sustainability.
She currently lives and works in Rome.
Sinossi: AUSLÄNDER
AUSLÄNDER
un progetto di Pamela Pintus
AUSLÄNDER è un progetto di ricerca sul paesaggio che mira a raggiungerne la radice, il noema, attraverso l’esplorazione di territori rocciosi sottomarini (paesaggi in nuce, ancora non emersi) mediante il disegno performativo. La ricerca, iniziata nel 2023 nell’area marina sarda, e tuttora in corso, è resa possibile grazie all’impiego di carta di pietra, un materiale innovativo ed ecologico composto interamente da scarti minerali, generalmente utilizzato da ricercatori subacquei, speleologi o sommozzatori, che viene impiegato per la prima volta in fogli liberi di grande formato per lo sviluppo di una ricerca artistica e la creazione di un corpus di opere.
AUSLÄNDER prevede la realizzazione di disegni subacquei attraverso la tecnica del frottage che consente di “registrare” il territorio tramite segni grafici in tempo reale. Il disegno subacqueo, volutamente eseguito in apnea e senza maschera, pone l’artista in una condizione limite in cui gli stereotipi culturali sul paesaggio si annullano, lasciando spazio ad un’esperienza autentica ed im-mediata del paesaggio. Abbandonando la supremazia della vista, ogni segno emerge da una sinestesia, dall’adattamento del corpo all’elemento in cui è immerso, alla ricerca di un equilibrio tra ciò che l’artista intende fare e ciò che il mare, in quel momento e in quel luogo, gli consente di fare. L’acqua forza il gesto in una sorta di danza e il segno emerge da questo intenso rapporto. L’enfasi è quindi posta sul processo, sull’azione nell’hic et nunc, sulla relazione tra il corpo dell’artista e l’ambiente, attorno alla quale si organizza l’intera narrazione.
I disegni così generati, non sono rappresentazioni del paesaggio osservato, ma sono la manifestazione stessa della sua creazione.
Essi sono paesaggi.
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AUSLÄNDER
a project by Pamela Pintus
AUSLÄNDER is a landscape research project that seeks to delve into its very essence, its noema, through the exploration of submerged rocky terrains—nascent landscapes yet to emerge—by means of performative drawing. This ongoing research, which began in 2023 in the marine area of Sardinia, is made possible by the use of stone paper, an innovative and ecological material com- posed entirely of mineral waste. Typically used by underwater researchers, speleologists, and divers, this is the first time it has been employed in large, loose sheets for the development of artistic research and the creation of a body of work.
AUSLÄNDER entails the creation of underwater drawings using the frottage technique, which allows the territory to be “recorded” through graphic marks in real time. The act of drawing underwater, intentionally performed while holding one’s breath and without a mask, places the artist in a liminal state where cultural stereotypes of the landscape dissolve, giving way to an authentic and immediate experience. By abandoning the supremacy of sight, each mark emerges from a synesthetic process, from the body’s adaptation to the element in which it is immersed, in a search for equilibrium between what the artist intends to do and what the sea, in that moment and in that place, allows. The water compels the gesture into a sort of dance, and the mark emerges from this intense relationship. The emphasis is therefore placed on the process, on the action in the hic et nunc, on the relationship between the artist’s body and the environment, around which the entire narrative is organized.
The drawings thus generated are not representations of the observed landscape, but are the very manifestation of its creation.
They are landscapes.




